Condizione delle carceri abruzzesi e garante regionale detenuti

Dalla stampa nazionale di questi giorni si è appreso con favore che molte questioni afferenti il mondo penitenziario e denunciate dalla UIL PA polizia penitenziaria Abruzzo sono state parimenti trattate, al cospetto del parlamento, dal Garante Nazionale dei Detenuti Dr. Mauro Palma.

“Il riferimento non può che essere ricondotto alla gestione delle detenute, degli psicotici e del nuovo aumento di detenuti all’interno delle carceri abruzzesi – spiega il Vice Segretario Regionale UIL PA Polizia Penitenziaria, Mauro NardellaCi fa piacere che ci sia qualcuno che condivida le questioni da noi trattate negli ultimi tempi ma che al momento ha avuto solo il merito di far nascondere dietro un dito un’Amministrazione Penitenziaria non attenta, così come vorremmo, alla gestione amministrativa della “cosa” penitenziaria. Le detenute recluse nel carcere di Teramo e di Chieti potrebbero ad esempio essere meglio gestite se il personale di polizia penitenziaria femminile venisse utilizzato in dette sedi nel numero prefissato e non come sta accadendo da qualche tempo a questa parte in istituti non proprio femminili. In luogo di un numero di donne notevolmente superiore in istituti dove non avrebbero motivo di stare, infatti, ce ne sono pochissime nelle due realtà che in Abruzzo gestiscono questo tipo di circuito. Intanto le quote rosa detenute aumentano in numero e con una continuità che comincia a far preoccupare. In due anni si è passati a Chieti dalle 23 del 2014 alle attuali 30 mentre Teramo delle 33 del 2014 ne conta oggi ben 41. Come non evidenziare la denuncia fatta sulla sezione psichiatrica di Pescara e che, riprendendo proprio un’affermazione fatta nella giornata di ieri dal Garante, scarica su personale non medico, la gestione che richiede competenza e responsabilità medica relegando la medesima sezione a un surrogato mal riuscito di ospedale psichiatrico giudiziario? Una trentina di soggetti psicotici più o meno gravi “abitano” un luogo come il carcere di Pescara che per la loro peculiarità e strutturazione offrono meno garanzie trattamentali e riabilitative rispetto ai tanto contestati OPG. Nel carcere di Pescara si vive una situazione da questo punto di vista davvero paradossale. Qui infatti sono reclusi soggetti da OPG ma senza l’avvallo di quel personale specializzato nel campo tra i quali infermieri, operatori socio sanitari e specialisti nella riabilitazione. Il tema del sovraffollamento sta ritornando alla ribalta anche se l’Abruzzo non ancora raggiunge numeriche altre regioni stanno vedendo crescere con preoccupazione. Crediamo comunque che vestire la maglia nera anche da questo punto di vista sarà solo questione di tempo se non si ricorrerà a normative preventive o a costruzioni di nuovi padiglioni. A tal proposito non si capisce perchè, come nel caso di Sulmona, da questo punto di vista si viaggia a passo di bradipo. Un lavoro che sarebbe dovuto essere completato entro il 2016 e che avrebbe dovuto ospitare 200 nuovi detenuti in spazi più ampi e umanamente accettabili ma che ad oggi ha visto il quasi completamento delle sole aree cortili passeggio e sale colloqui. Ciò significherà, qualora dovessero essere attivati oggi i lavori per l’implementazione del nuovo corpo detentivo, vedere il termine dei lavori non prima della fine del 2019“.

Nella realtà teramana – conclude Nardella – vanno decurtati le 60 unità temporaneamente mobilitate a seguito del sisma e delle intense nevicate di gennaio. Non tragga in inganno il dato dell’Aquila giacchè in tale istituto insita un numero considerevole di detenuti sottoposti al c.d. regime di cui al 41 bis O.P.; così come non deve assolutamente fuorviare l’attenzione il numero di detenuti “sulmonesi” atteso che molti di essi, pur non essendo presenti in quanto aggregati temporaneamente per motivi giudiziari presso altre realtà penitenziarie, risultano dalla casa reclusione amministrati. In Abruzzo si paga dazio anche perchè manca una “sentinella” del diritto dei detenuti. Il garante regionale dei detenuti con il suo apporto, infatti, non solo riuscirebbe a destare le attenzioni che son dovute sulle condizioni di vita dei detenuti da parte dei preposti a farlo ma, con l’eventuale soluzione dei loro problemi comportante inevitabile riduzione dello stress, causerebbe un miglioramento delle condizioni di lavoro e di vita di tutti gli operatori penitenziari.
A tal proposito ci si chiede perché a 2017 inoltrato non ancora si riesce a eleggere una figura tanto importante quanto determinante per le sorti di un sistema penitenziario qual è quello abruzzese“.

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Informazioni su Antonella Gaita

Giornalista
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