Un viaggio in musica che descrive la vita di una grande artista: Rita Marcotulli in piano solo a Pescara

Un tuffo nel bello, un luogo dove tutto è sospeso, dove c’è il respiro profondo dell’anima grazie alla musica.

Pianoforte ed emozioni, dita che scorrono per regalare un viaggio senza meta, avvincente e pieno di sorprese.

Sabato 18 febbraio a Pescara (Maison Des Arts, Corso Umberto 83, ore 18, ingresso libero consentito dalle 17.30 fino ad esaurimento posti) c’è Rita Marcotulli. Il live si inserisce nell’ambito della rassegna “sabato in concerto jazz”, cartellone della Fondazione Pescarabruzzo, organizzato dall’associazione Archivi Sonori con la direzione artistica di Maurizio Rolli.

Un concerto in piano solo di straordinaria e vibrante intensità. Rita Marcotulli è un nome di riferimento per il jazz italiano ed internazionale. Ha collaborato con Chet Baker e Pino Daniele, ma la lista dei nomi di prestigio sarebbe troppo lunga, è compositrice ed autrice di colonne sonore per il cinema.

Un live che nel capoluogo adriatico mancava da un po’ “In effetti sono tantissimi anni che non suono a Pescara in piano solo. E’ un immenso piacere tornare”.

Quali immagini e sensazioni saranno condensate nel tuo concerto? “Sarà un viaggio che coprirà tutta la mia vita di artista. Un percorso attraverso le mie ispirazioni ed esplorazioni. Essendo anche compositrice userò i miei colori per descrivere paesaggi, rifuggendo dalla tentazione di un virtuosismo fine a se stesso. Ci sarà anche un omaggio per Pino Daniele con il quale ho collaborato”.

Quali sono in sintesi i colori che userai? “I più vari e diversi. Sono la musica brasiliana, classica, indiana, africana. Ma, la sintesi di tutte queste sfumature è jazz”.

Quel jazz che si nutre ossessivamente di un termine chiamato improvvisazione “Mi piace citare un mio caro amico. L’improvvisazione non si improvvisa. Riesci ad essere libero se alla base c’è una struttura ben congegnata. Io personalmente amo cantare delle melodie ed uscire dai clichè. Nelle mie esecuzioni penso sempre ad un concetto, ad un’idea, ad un’estetica. La bellezza dell’improvvisazione sta anche nel fatto che non c’è niente di scritto se non un input sulla melodia all’inizio. L’obiettivo è quello di lasciare che la musica arrivi dal mio punto di vista, suonare dal cuore e non dalla testa. Non deve essere un esercizio di stile, qualcosa nell’ascoltatore deve rimanere e soprattutto quando hai suonato bene ti senti ricco dentro”.

Un concerto che promette bellezze. Uno di quelli decisamente da non perdere.

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Informazioni su Antonella Gaita

Giornalista
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