Rimini: dall’Abruzzo all’Africa

Mentre tra la neve e il freddo dell’Abruzzo, a Colledoro i volontari riminesi hanno avviato la conta dei danni e aiutano la locale popolazione a ritrovare un minimo di normalità (oltre 40 persone vivono ancora nel centro di accoglienza della Fondazione Leo Amici), altri volontari dell’Associazione Dare, braccio operativo della Fondazione, partono questa mattina per il sole cocente dello Zambia, dove da 13 anni ogni gennaio intervengono prodigandosi ad aiutare nella costruzione del Malaika Village, sorto da una gara di solidarietà che ha coinvolto aziende della Romagna e delle Marche.

Un elettricista, un idraulico, un piastrellista, tutti artigiani professionisti, tutti riminesi, per 20 giorni saranno impegnati a Luanshya nel completamento e messa in funzione del centro di accoglienza che verrà utilizzato dalle suore che aiuteranno la Onlus “Noi per Zambia” a gestire il villaggio. Si occuperanno anche di lavori di manutenzione oltre a, come al solito, proseguire nell’opera di trasmettere il know how ai giovani del posto.

A seguire il contributo dell’associazione Dare e Fondazione Leo Amici al progetto Malaika Village della Onlus “Noi Per Zambia”, Sauro Vitali (imprenditore riminese di successo e volontario) che coordina l’azione dei volontari della Dare per il villaggio africano da tempo, cioè da quando fu avviata la collaborazione tra Carlo Tedeschi, l’oramai scomparso Don Ottavio (parroco di Carpegna) e Maria Pia Ruggeri.

Quando circa 10 anni fa, la Fondazione Leo Amici ha voluto offrire la costruzione dei tetti di quindici abitazioni nel villaggio Malaika, con il contributo economico di alcune aziende italiane ed estere che conoscevo grazie al mio lavoro, abbiamo reperito i fondi necessari per gettarne le fondamenta e completare i 110 metri quadri di ciascuna abitazione – spiega Sauro – Tutte le case sono state ultimate in soli trenta giorni! Poi, la stretta collaborazione con Don Ottavio e Maria Pia Ruggeri, la missionaria della Onlus che vive in Zambia da tanti anni, è continuata nel tempo con l’invio di volontari specializzati a seconda delle necessità del villaggio. Così,ogni anno, sono partite nostre squadre di elettricisti, idraulici, muratori, piastrellisti, gruppi di 4 o 5 persone che hanno sempre dato il massimo per contribuire alla realizzazione del villaggio. Oggi esso comprende scuole, un ospedale, un refettorio per i bambini e tanto altro. La scomparsa di Don Ottavio, avvenuta circa quattro anni fa, ha lasciato in tutti noi un grande vuoto, ma nel suo ricordo tutto è proseguito e abbiamo completato anche le scuole secondarie”.

Adesso l’impegno per l’attivazione del centro di accoglienza. Saranno giorni di duro lavoro sotto il sole africano, mentre altri volontari sono ancora alle prese, in Abruzzo, con gelo e neve.

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Informazioni su Antonella Gaita

Giornalista
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