Carla Accardi nella poetica dell’Astrattismo a Teramo

Martedì 10 giugno 2014, nella Sala Audiovisivi della Biblioteca Provinciale “M. Delfico” di Teramo si è svolto l’ultimo incontro della rassegna “Donne e storie di Donne nell’Arte visiva e nella Letteratura”, organizzata dal Centro di Cultura delle Donne “Hannah Arendt” in collaborazione con la Biblioteca.

Ale Angelucci su Carla Accardi_

Ospite della serata la giornalista e critico d’arte Alessandra Angelucci (firma del quotidiano “La Città” e delle riviste “Exibart” e “Contemporart”), introdotta da Guendalina Di Sabatino Di Diodoro, presidente del centro delle donne “Hannah Arendt”, che ha trattato il tema: “Un ricordo di Carla Accardi nella poetica dell’Astrattismo”.

Alessandra Angelucci, in maniera egregia, ha fatto un excursus storico-artistico su donne artiste a partire dal periodo rinascimentale fino ai giorni nostri.

Ha raccontato le storie di Fede Galizia (Milano, 1578 – Milano, 1630), pittrice italiana attiva durante il Barocco che si distinse nel genere delle nature morte e di Lavinia Fontana, (Bologna, 24 agosto 1552 – Roma, 11 agosto 1614) pittrice italiana del tardo manierismo che ebbe fama come ritrattista, distinguendosi soprattutto per l’accuratezza dei particolari, come abbigliamento e acconciature, nelle figure femminili, ma anche soggetti mitologici, biblici e sacri.

Di Artemisia Gentileschi, (Roma, 8 luglio 1593 – Napoli, 1653) una pittrice italiana di scuola caravaggesca che subì uno stupro dal pittore Agostino Tassi. Questo episodio fu rappresentato nella tela “Giuditta che decapita Oloferne”, interpretata, poi, in chiave psicologica e psicoanalitica, come desiderio di rivalsa rispetto alla violenza subita.

Di Carla Lonzi (Firenze, 6 marzo 1931 – Milano, 2 agosto 1982), scrittrice e critica d’arte italiana, femminista teorica dell’autocoscienza e della differenza sessuale, fondatrice di “Rivolta femminile” nei primi anni settanta del XX secolo.

E, infine, Carla Accardi (Trapani, 9 ottobre 1924 – Roma, 23 febbraio 2014), un’artista italiana che, con la sua pittura, ha contribuito dal 1947 all’affermazione dell’astrattismo in Italia.

La sua ricerca – ha spiegato fra l’altro Alessandra Angelucci – procede nella direzione dell’automatismo segnico fino all’inizio degli anni Sessanta. Abbandona le tempere a favore di vernici colorate e fluorescenti che applica su supporti plastici trasparenti («L’interesse per me era la trasparenza, infatti si vedeva il telaio. Volevo rendere trasparente quello che era intorno a noi»), uscendo dalla dimensione del quadro e coinvolgendo lo spazio. La ricerca ed esaltazione del segno-colore connota la sua personalità artistica. Dal 1946 a Roma, la giovane siciliana si impose all’attenzione dei maggiori critici come uno dei protagonisti del gruppo “Forma 1” (1947), con Sanfilippo (suo marito), Dorazio, Perilli, Consagra, Turcato («Ci interessa la forma del limone, non il limone», si legge sulla dichiarazione di intenti). Negli anni Cinquanta, nel clima di cultura informale, propose una serie di opere realizzate con segni bianchi su fondi neri. Negli anni Sessanta nasce il sodalizio con la giovane studiosa Carla Lonzi e la conquista del colore luminescente imponendosi, a livello internazionale, con una sua personale alla Biennale di Venezia. Inventa forme spaziali e realizza la serie “Tende”, vere e proprie strutture abitabili e percorribili.

(Articolo pubblicato su “La Città”, quotidiano di Teramo, venerdì 13 giugno 2014).

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Informazioni su Antonella Gaita

Giornalista
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