“Mimmo Paladino. VARIeAZIONI” a Castelbasso

Torna l’evento promosso dalla Fondazione Malvina Menegaz per le Arti e le Culture a Castelbasso e dall’Associazione Naca Arte a Civitella del Tronto: un unico percorso all’insegna dell’arte contemporanea e della riscoperta dei due suggestivi borghi in provincia di Teramo.

Per la seconda edizione di questo appuntamento, la Fondazione Malvina Menegaz presenta “Mimmo Paladino. VARIeAZIONI” (29 giugno – 1 settembre 2013), a cura di Laura Cherubini e Eugenio Viola, dedicata al grande maestro italiano (nato a Paduli), protagonista indiscusso, tra la fine degli anni Settanta e gli anni Ottanta, del cosiddetto “ritorno alla pittura”.

Il percorso espositivo attraversa, tra cortocircuiti e slittamenti, vari aspetti dell’opera dell’artista, evidenziando i motivi di continuità e le divergenze all’interno della sua poetica, i temi prediletti, le fonti d’ispirazione, la sperimentazione. Ne risulta così un’esperienza che affronta anche le diverse materie del suo lavoro: la pittura, la scultura, il disegno, la terracotta e la ceramica.

Da qui il titolo “VARIeAZIONI” che ben sintetizza la complessità della ricerca dell’artista, il suo “mondo interiore” primordiale e magico.

La sede di Palazzo Clemente sarà la cornice di opere come San Gennaro, una scultura in bronzo, vetro, ferro, legno (1991 – 2007) che richiama alla memoria l’icona della tradizione napoletana, Suite Faenza, una serie di terracotta, animata da smalti e ossidi, del 2012, Le strade di Roma, una serie a tecnica mista su carta del 2011. O ancora Da Antonello da Messina, una scultura in legno e in ferro del 2002, omaggio al grande artista siciliano del ‘400, fino ai famosi Dormienti, ciclo di opere in terracotta nato nel 1999 a Londra, per citare solo alcune delle circa venti opere che animeranno gli spazi interni ed esterni della Fondazione coinvolgendo l’antico borgo.

Mimmo Paladino nasce a Paduli, in provincia di Benevento, il 18 dicembre 1948. Influenzato dal clima concettuale dei primi anni Settanta, incentra inizialmente il proprio lavoro sulla fotografia, che spesso associa al disegno; contemporaneamente, attraverso l’assidua pratica del disegno, avvia una propria personale ricerca, in cui dà vita a una complessa iconografia fantastica che affonda le sue radici nella cultura mediterranea. Gli anni compresi tra il 1978 e il 1980 – rappresentati da dipinti monocromatici dalle tinte decise, sui quali campeggiano strutture geometriche – costituiscono un periodo di transizione verso una rinnovata attenzione per la pittura figurativa, il recupero di moduli linguistici tradizionali, la soggettività dell’atto creativo e l’ispirazione alla storia antica e recente. Per questa scelta di campo Achille Bonito Oliva lo inserisce insieme a Francesco Clemente, Enzo Cucchi, Sandro Chia e Nicola De Maria nel movimento della cosiddetta Transavanguardia. Lo stesso critico, insieme ad Harald Szeemann, lo invita nella sezione “Aperto 80” della XXXIX Biennale di Venezia del 1980. L’attenzione delle istituzioni pubbliche italiane, ma soprattutto straniere, si manifesta sin dai primi anni Ottanta, in seguito alla mostra itinerante ordinata nel 1981 dal Kunstmuseum di Basilea (a cura di Jean-Christophe Amman). Data allo stesso periodo la partecipazione a importanti collettive quali: “A New Spirit in Paintig” alla Royal Academy of Art di Londra e “Documenta 7” a Kassel (1981); “New Art” alla Tate Gallery, sempre a Londra (1983), e “An International Survey of Recent Painting and Sculpture” al Museum of Modern Art di New York (1984).
La ricerca di Paladino evolve rapidamente verso le grandi dimensioni. Forte di un radicale e fertile eclettismo linguistico, guarda alla cultura cristiana e alla mitologia classica, all’antico Egitto e al mondo etrusco, all’arte primitiva e alle Avanguardie del ’900, a cui si sovrappone nel 1982 una componente animistica assimilata durante i numerosi viaggi in Brasile.
Sperimentatore di ogni tecnica artistica, Paladino ingaggia un serrato dialogo tra pittura e scultura, con l’introduzione nelle tele di forme modellate e oggetti di recupero, forme e oggetti che vanno poi affrancandosi dall’iniziale supporto per vivere autonomamente nella terza dimensione, da sole o all’interno di grandi installazioni basate sull’accostamento di elementi plastici figurativi e scansioni astratte. Nel 1988 Giovanni Carandente, direttore della XLIII Biennale di Venezia, gli dedica la grande sala centrale all’interno del Padiglione Italia.
Sul finire del decennio il suo linguaggio diventa sempre più rigoroso ed essenziale dando vita, con pochi segni, a un’arcaica sacralità.

Catalogo Maretti Editore

Palazzo Clemente, Castelbasso (Teramo)
Orari: martedì-domenica, dalle 19 alle 24
Informazioni tel. 0861 508000 http://www.fondazionemenegaz.it

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Informazioni su Antonella Gaita

Giornalista
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