Valeria Parrella, “Lo spazio bianco”

Di Simone Gambacorta, giornalista e critico letterario.

Maria ha quarant’anni, vive a Napoli e insegna italiano in una scuola serale. Scopre di essere incinta, il compagno l’abbandona e lei resta sola. Poi nasce Irene. Prematura. La situazione è delicata: i medici non sanno se vivrà o morirà, o se avrà lesioni cerebrali. Maria viene catapultata in uno spasimo di attesa e solitudine: la maternità si rinserra in se stessa e si isola.
Questa “disperanza” provoca una sottrazione di forza di gravità, con Maria a galleggiare come su una bolla di sapone. Dalla dimensione ospedaliera a quella carceraria: la condanna da scontare è una clessidra che descrive un interrogativo. “Mia figlia Irene stava morendo o stava nascendo, non ho capito bene: per quaranta giorni è stato come nominare la stessa condizione”.
In queste parole c’è la Morante (“Guardare il lago stagnante / della paura”) e c’è Penna (“Il bene e il male delle sale d’aspetto”), ma soprattutto c’è una scrittura tirata e rapida, mai eccessiva o eccedente, solo qua e là vittima di cadute.
Ma su Irene, Maria dice anche altro: “Non avevo mai conosciuto la sua presenza e ora mi toccava un’assenza che non sapevo riconoscere”. Siamo dalle parti di Pintor, che in un libro scrive qualcosa che più o meno suona così: non si può essere lontani da chi muore perché è presente e non si può essere vicini a chi muore perché è assente. Chi è in bilico dipende dalle oscillazioni.
“Lo spazio bianco” è un romanzo di passi accorciati: quando si ha paura, quando una madre teme per la sopravvivenza della propria figlia, cammina (attraversa la vita, o quel che ne rimane) mordendo le parole in bocca, trattenendole e rattenendole, perché andare avanti è come guardare avanti, dove si nasconde quel che spaventa.
Nel libro c’è anche Napoli, come uno sfondo un po’ disfatto e un po’ impotente. Ma dopo la cognizione del dolore arriva la luce (catartica), che si distende sulle cose, che le elenca, che le riposa. (27 maggio 2008)

(Valeria Parrella, “Lo spazio bianco”, Einaudi, pp. 112, Euro 14,80)

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Informazioni su Antonella Gaita

Giornalista
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