Raffaele Crovi, “Storie dell’Appennino”

Di Simone Gambacorta, giornalista e critico letterario.

È dalla pietra dura dell’Appennino reggiano che sono sbocciati i migliori romanzi di Raffaele Crovi, scomparso nel 2007 e oggi celebrato da Mondadori con “Storie dell’Appennino”, un bel volume grazie al quale tornano alla luce i romanzi “Le parole del padre”, “La valle dei cavalieri”, “Appennino” e “Cameo”, con l’aggiunta di cinque racconti brevi. Da queste pagine appare evidente come per Crovi l’Appennino non fosse soltanto uno spunto ambientale o una fonte ispirativa, ma un vero e proprio giacimento di umanità, un fondativo bacino di esistenza dal quale cavare materiali da rielaborare nell’officina narrativa, tra autobiografia, parautobiografia e invenzione. L’Appennino, oltre che terra natale, anzi, proprio perché terra natale, proprio perché luogo dell’anima (già che ci siamo: anima, per un cattolico problematico quale fu Crovi, era e resta un concetto-continente), fu una forza centrifuga e centripeta, un fuoco sacro e inestinto che gli permise di trasporre calore e colore nelle sue storie: perché quel che più colpisce, di questo poderoso macrotesto, quel che più obliquamente lo attraversa, è il rumore della vita, il suono dei sentimenti e della coscienza, della speranza e del dolore, del tempo e dell’esistere; un rumore che corre come un vento tra storia e memoria, tra antropologia e sociologia, tra la civiltà contadina di ieri e i palinsesti dell’oggi. Quel vento è la voce del mondo e dei giorni, un’immateriale cassa di risonanza dove la parola, grazie al suo farsi racconto, capta le frequenze semplici e universali del bene e del male e del vivere e del morire. E poi si sa: quella dell’Appennino è un’aria tersa e leggera, e tersa e leggera è la scrittura di Crovi, sempre pulita e comunicativa, sempre raccolta in paragrafi e capitoli brevi, e sempre adesiva nel cogliere i tratti interiori dei personaggi e quelli esteriori dei movimenti che li avvicinano e allontanano. Non c’è dubbio che tutto quanto questo volume racchiude sia letteratura. (24 febbraio 2009)

(Raffaele Crovi, “Storie dell’Appennino”, a cura di Alberto Bertoni e Jonathan Sisco, Mondadori, pp. XXXVIII-776, Euro 16)

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Informazioni su Antonella Gaita

Giornalista
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