Laudomia Bonanni nel ricordo di Anna Ventura

Di Simone Gambacorta, giornalista e critico letterario.

Laudomia Bonanni nacque a L’Aquila nel 1908. Come giornalista collaborò a numerosi periodici. Come scrittrice esordì con la raccolta di racconti “Il fosso” (Milano, Mondadori, 1949) con cui ottenne il Premio Bagutta. Successo ancor più ampio riscosse la raccolta “Palma e le sue sorelle” (Roma, Casini, 1954). Pubblicò inoltre i romanzi “L’imputata” (Milano, Bompiani, 1960), che ebbe il Premio Viareggio, “L’adultera” (Milano, Bompiani, 1964), cui andò il Premio Selezione Campiello), “Vietato ai minori” (Milano, Bompiani, 1974), “Il bambino di pietra” (Milano, Bompiani, 1979) e “Le droghe” (Milano, Bompiani, 1982). Da ricordare i racconti di “Città del tabacco” (Milano, Bompiani, 1977). Nell’intervista che segue Anna Ventura risponde ad alcune domande sulla scrittrice aquilana, nel segno di una ben coltivata conoscenza personale e sulla scorta di una serie di interventi critici, quali per esempio quelli contenuti nei volumi “Il mestiere appassionato” (Pescara, Tracce, 1993) e “La musa errante. Percorsi critici di un ventennio e oltre” (Foggia, Bastogi, 201).

Come definirebbe la narrativa di Laudomia Bonanni?

«La narrativa di Laudomia Bonanni rientra per certi versi nell’area del genere neorealistico, ma se ne distacca per alcune connotazioni di novità, che la proiettano in espressioni artistiche più moderne»

Quali sono, secondo lei, le opere più significative della scrittrice aquilana, e perché?

«Tutte le opere sono significative. In ciascuna la Bonanni ha svolto un tema a lei particolarmente caro in quel momento; ogni sua opera scandisce il tempo della sua vita di donna e di scrittrice»

Quale destino prevede per il nome della Bonanni?

«Nella letteratura italiana molti nomi importanti si affievoliscono col passare del tempo e delle mode; la Bonanni è uno di questi. Ma non si può mai escludere un ritorno alla notorietà, anche in considerazione di eventuali sollecitazioni critiche, che potrebbero partire dall’ambito regionale per allargarsi a quello nazionale»

Il rapporto tra Laudomia Bonanni e l’Abruzzo?

«È vissuta a L’Aquila per molti anni; in età matura si trasferì a Roma, dove aveva un ambiente letterario favorevole; d’estate tornava presso l’Aquila, perché, nonostante il drastico distacco dalla città natale, fondamentalmente vi era rimasta legata»

E quello con la critica?

«La Bonanni ebbe un esordio fortunatissimo: giovanissima ottenne, con una raccolta di racconti, “Il fosso”, il premio Bagutta, che le spianò la strada ad una carriera sicura e a successivi importanti riconoscimenti. In età matura le vennero a mancare l’appoggio di amici fidati e la voglia di lottare per tenersi a galla; gli ultimi anni furono, per sua scelta, di solitudine e isolamento»

Come ne riassumerebbe la poetica?

«La Bonanni visse la letteratura come una scelta totalizzante; vita e letteratura in lei coincisero perfettamente, per cui, più che di poetica, parlerei di un modo di essere donna e scrittrice contemporaneamente, in una totale fusione tra realtà vissuta e invenzione letteraria. Per quanto riguarda l’ideologia, la Bonanni visse il fascismo nel suo momento di maggiore affermazione, e condivise l’entusiasmo che, in quegli anni, fu di molti. Non conosco il suo atteggiamento verso il regime dopo la tragedia della guerra e della disfatta, ma certamente la sua lucidità e il suo forte spirito critico le consentirono di vederne la reale fisionomia storica»

Potrebbe dire qualcosa sulla personalità della scrittrice?

«La personalità della Bonanni fu determinata e fiera; lei difese sempre, anche negli anni della solitudine e della vecchiaia, la sua dignità di donna libera da qualunque condizionamento»

Cosa pensa dell’ “infanzia traviata” che Ermanno Circeo scorse in talune sue pagine ?

«Certamente La Bonanni ebbe a cuore i problemi connessi con la condizione femminile, con particolare attenzione alla maternità, all’infanzia, all’adolescenza difficile dei figli della guerra e dell’immediato dopoguerra. Non a caso per un periodo anche maestra elementare, ed ebbe, successivamente, incarichi presso il tribunale minorile»

Quali le urgenze principali della scrittrice?

«I temi più scottanti, per la scrittrice, sono quelli connessi con la condizione della donna, condizione di cui lei si sente profondamente partecipe, e di cui si fa interprete decisa e, all’occorrenza, combattiva»

Un suo punto di forza a uno di debolezza?

«Il suo punto di forza è innanzitutto il talento narrativo; poi viene la determinazione a portare avanti pensiero e scrittura, secondo scelte precise e inderogabili: quest’ultimo è un punto di forza, ma anche un limite, come ogni credo che venga professato con troppo determinazione, dimenticando che la legge più forte è quella della metamorfosi»

Qual è il lascito di Laudomia Bonanni alla letteratura italiana?

«La Bonanni occupa un posto più che dignitoso nella letteratura italiana, posto che diventa anche più significativo se lo si considera nell’ottica della letteratura femminile, che conosce in lei una esponente di spicco, una voce sicura, chiara, intelligente quale è, anche se con esiti più autorevoli, quella di Elsa Morante. La Bonanni lascia, pertanto, l’esempio di un talento speso bene e di una rara coerenza tra stile di vita e scrittura»

Intervista già apparsa in «Marsica Domani», novembre 2006

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Informazioni su Antonella Gaita

Giornalista
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