Di Simone Gambacorta, giornalista e critico letterario.
Elso Simone Serpentini è uno storico, un filosofo e uno scrittore. Per Teramo, un riferimento intellettuale e culturale. Voce libera e fuori dal coro, è stato un protagonista e un pioniere del giornalismo abruzzese. In questa intervista dice la sua sul mondo dell’informazione nostrana: cominciare da ieri, quando gli articoli si spedivano a Roma con i “fuori sacco”, per arrivare a oggi, con la foga dello scoop a tutti i costi.
Che giornalismo era quello in cui hai mosso i primi passi?
«Era il giornalismo dei corrispondenti. Tutti i giornalisti teramani erano corrispondenti di giornali nazionali. I due giornali romani, “Il Tempo” e “Il Messaggero”, avevano delle redazioni, ma non erano altro che uffici di corrispondenza. Il capo della redazione era il corrispondente, c’era il vice corrispondente e poi i collaboratori, noi giovani. Gli articoli venivano messi in buste chiamate “fuori sacco” e fatti partire per Roma con l’ultimo pullman della “Romanelli”, delle 22,30. Sarebbero stati pubblicati due giorni dopo. Solo per gli articoli più urgenti, qualche delitto o qualche fatto grosso, era autorizzata la dettatura per telefono agli stenografi o ai dittafoni».
Cosa ti spinse a entrare in questo territorio?
«La mia generazione amava le discussioni politiche, la lettura di buoni libri e soprattutto i giornali. Tra i tanti che amavano leggerli, alcuni di noi amavamo scriverci sopra dei pezzi. Il fascino di veder stampata in calce la propria firma era irresistibile».
Sei passato per la televisione, per la carta stampata, forse anche per la radio. Un’esperienza ricca…
«Sì, cominciai a pubblicare articoli sui giornali, “Il Corriere dello Sport” e “Il Messaggero”, di cui arrivai ad essere vicecorrispondente, oggi si direbbe vice caporedattore o vice caposervizi. Smisi quando dovetti frequentare più assiduamente l’Università. Poi venne la radio, per la quale però realizzazi soprattutto radiocronache, servizi sportivi e trasmissioni satiriche, quasi di cabaret. Trasmissioni mitiche “L’ora dell’intellettuale” e “Il calcio sui maccheroni”, sempre in coppia con Franco Baiocchi, rigorosamente in diretta. Poi venne la televisione, Teleteramo, Teleponte, Verde TV (emittenti locali teramane, ndr). Nelle ultime due venne sperimentato un giornalismo televisivo senza cronaca nera».
Quali furono le tue prime impressioni da esordiente?
«Entusiasmanti. La generazione che ci aveva preceduto aveva avuto ottimi giornalisti: Benito Manocchia, Sandro Morriconi, Marcello Sabatini. Avevamo spirito di emulazione. Eravamo avidi di imparare. Anche la nostra generazione ebbe buone firme: Giuseppe Lisciani, Domenico Marcozzi, poi, più giovani Gianni Gaspari, Gianfranco Mazzoni»
E oggi, quali sono oggi? Immagino siano cambiate…
«Il panorama di oggi lo trovo, francamente, desolante. Imperano la routine, il pressappochismo, manca ogni capacità di approfondire la notizia, ogni spirito di iniziativa e di ricerca. Potrei dire di peggio… mi fermo qui».
Cosa diresti, se ti chiedessi di definire il “ruolo” e il “lavoro” del giornalista?
«Un giornalista è uno scrittore che racconta i fatti contemporanei e li interpreta nel loro contesto, cercando di coglierne il senso. Un cronista è un signore, non necessariamente scrittore, che racconta i fatti nel loro svolgersi quotidiano, senza necessariamente cercare di interpretarli e di coglierne il senso».
Tu come hai interpretato l’uno e l’altro?
«Forse è il caso di precisare che io non sono un giornalista, nel senso che non sono mai stato iscritto all’Ordine dei giornalisti. Perciò, forse, non sono autorizzato a parlare del mio lavoro come quello di un giornalista. Io sono uno che scrive, attualmente solo di cose passate, sono un cronista del passato… che aspira ad essere un giornalista del passato, cioò uno storico».
In un tuo corsivo, apparso qualche tempo fa sul quotidiano teramano “La Città”, hai detto quello che pensi del giornalismo abruzzese. Era, a dir poco, uno sfogo…
«No, più che uno sfogo, era giudizio vero e proprio. Vedi, Teramo ha avuto nell’Ottocento dei grandi giornalisti: Francesco Taffiorelli, Giulio Cesare Canzanese, Tommaso Stoppa, Gaetano Pambianco. Hanno saputo raccontare la città nella quale vivevano e, leggendo i loro giornali, oggi possiamo capire assai bene ciò che essa era. Mi chiedo spesso: quando tra cento anni leggeranno i giornali che vengono scritti oggi, i posteri che cosa capiranno della nostra città? Mi sento rabbrividire…Perciò sono indignato».
Cosa scatena tanta indignazione?
«La consapevolezza che i giornali di oggi non raccontano la nostra città e il nostro vivere quotidiano per ciò che essi sono. Non ne danno nemmeno una visione distorta. Non ne danno alcuna visione. Nulla…raccontano il nulla».
In quell’articolo hai scritto che un tempo la Democrazia Cristiana distrubuiva posti nella carta stampata, mentre il Partito Socialista nella televisione e nella radio: vorrei che spiegassi meglio questo punto.
Non è nemmno una questione di distribuzione di posti. O, almeno, non solo quello. Per inciso, ricordo che negli elenchi famosi di Salini (Rocco, ndr) figuravano non pochi giornalisti. E’ una questione di favori, di cortesie, di genuflessioni. Penso ad un articolo assai vistoso di non ricordo quale anno: con tutti i problemi della nostra economia e della nostra società parlava dell’inizio della villeggiatura dell’allora emergente deputato teramano Tommaso Sorgi. Poi con il Partito Socialista, ma non solo con quello, ci fu nella radio e nella televisione una vera e propria distribuzione».
Quindi, riassumendo, in Abruzzo che rapporto c’è stato, e che rapporto c’è oggi, tra giornalismo e politica?
«Un tempo un rapporto di dipendenza. Il politico locale era in ogni senso un padrone in redazione. Nel tempo questo rapporto in parte è cambiato, ma la genuflesisone del giornalista al politico è rimasta, anche se ha assunto nuove forme».
Ma, se ti chiedessi una periodizzazione, se ti chiedessi di indicare delle “grandi fasi” del giornalismo abruzzese, cosa diresti?
«Le fasi sono essenzialmente due: prima de “Il Centro” e dopo “Il Centro” (quotidiano d’Abruzzo, ndr). Il modello del giornale abruzzese autonomo, non più espressione e filiazione della stampa romana, dopo alcuni falliti tentativi, si affermò definitivamente, con tutti i pregi e tutti i limiti che la cosa comportava».
Quali i pregi e quali i limiti?
«Per brevità devo soffermarmi solo sui più importanti. Comincio dal merito: un giornalismo finalmente non romano-centrico, cioè dipendente dagli orientamenti del giornalista romano, notoriamente il più scansafatiche e il più palazzinaro. Il difetto? Il pescaro-centrismo, che è stato tipico, e lo è ancora, anche della radio-televisione regionale. Per i difetti, lascia che ne segnali altri due: il pressappochismo e la tendenza a privilegiare solo un certo tipo di notizie, giustificata con la necessità di conquistare lettori».
Quindi, dovendo inviare a un ipotetico amico una cartolina che raffiguri il panorama del giornalismo odierno di casa nostra, quale immagine dovrebbe contenere?
«Manderei una bella foto dell’isola ecologica che sta proprio davanti al teatro antico di Teramo, che non si sa ancora se si vuole riscoprire o seppellire nuovamente e per sempre».
Quali ritieni siano le cause di tutto questo?
«Sono molte e complesse. Perciò occorrerebbe, come ho detto, scrivere una storia del giornalismo abruzzese, con lunghi capitoli su quello teramano. Vedi, la scrittura giornalistica è necessariamente veloce, ma non può pregiudicare del tutto la precisione e la necessità di conoscenze approfondite. Chi ha detto che, per essere veloce, il giornalista deve necessariamente scrivere di cose che non sa, che non ha approfondito, e riferire acriticamente ciò che gli è stato riferito?»
Torniamo al discorso di prima. Nell’articolo apparso su “La Città” critichi anche quello che hai definito “l’assalto alla diligenza”, ossia l’arrembaggio agli uffici stampa di enti pubblici. Un altro punto molto importante…
«Questo è l’aspetto più inverecondo. Ma, secondo te, un giornalista che lavora in un ufficio stampa, è ancora un giornalista? Non parlo solo degli enti pubblici, ma anche di quelli privati. Certi giornalisti hanno sempre lavorato come addetti di un ufficio stampa, di questo o di quel privato, di questo o di quel politico, anche quando solo pochi se ne scono accorti».
Hai anche scritto che oggi si privilegia lo scoop a ogni costo e si trascura l’inchiesta approfondita e ragionata…
«A questo proposito posso solo dire che anche la stampa locale può realizzare un giornalismo di inchiesta. Non è detto che si debba limitare solo al “giorno per giorno”, senza mai fermarsi un attimo a ragionare e ad approfondire».
Mi dai una tua definizione di notizia e una di inchiesta?
«La notizia giornalistica è relativa ad un fatto che ti riferiscono o di cui vieni in qualche modo informato, che ti sembra importante riferire ai lettori. Un’inchiesta è la ricerca di una conoscenza di fatti che ti permetta di avere un’opinione su una questione, più o meno complessa, che pensi valga la pena di far conoscere ai lettori».
Cosa vorresti vedere di più e cosa di meno?
«Vorrei leggere meno notizie e più inchieste».
Cos’è che più ti ha deluso del giornalismo nostrano?
«La mancanza di curiosità intellettuale».
Ma una regione ha forse il giornalismo che merita…
«Ma è vero anche che un certo giornalismo ha la regione che si merita».
C’è qualcosa che non t’ho chiesto e che vorresti dire?
«Non mi hai chiesto come mai non mi sono iscritto all’Ordine dei giornalisti. Sono stato sempre contrario agli ordini professionali e, in ogni caso, non si può essere iscritti a più di un albo. Io mi iscrissi abbastanza presto nell’albo degli insegnanti e questo mi precluse moralmente l’iscrizione in un altro albo. Inoltre un albo dei giornalisti non ha nessuna giustificazione, come non ne hanno l’albo degli scrittori o l’albo dei poeti, o l’albo dei filosofi, o l’albo dei liberi pensatori. Figurati, concepisco a fatica perfino gli ordini religiosi».
cari giornalisti del centro siete veramente tutti bravi ma preferisco di marzio luigi mi presento mi chimo luigidimarzio artista di una tecnica particolare e fantasiosa vi invito a visitare il mio sito www luigidimarziocom