Intervista a Valeria Di Felice, scrittrice ed editrice della Di Felice Edizioni di Martinsicuro (Te).
Partiamo proprio dalla casa editrice: quando e come è nata?
Ad aprile festeggio il primo compleanno! E’ nata l’anno scorso, nel 2010. Dopo tre anni di esperienza come responsabile redazionale in una casa editrice di Reggio Calabria, sono tornata nella mia città, Martinsicuro, e ho deciso di investire le mie energie in questa attività in cui credo molto.
Perché questa scelta?
A dire il vero è stata una scelta molto istintiva. Pur essendo per me un grande passo, non ho avuto molti dubbi o ripensamenti. So che è un’attività che in questo momento storico in particolare, incontra molte difficoltà, ma c’è un entusisamo di fondo che mi spinge a credere sempre di più nei miei progetti e ad essere propositiva. Poi la vita è fatta di incontri, e tra tutti ce ne sono stati alcuni che sono stati determinanti per questa scelta. Ad esempio ringrazio il professor Reddad Cherrati, traduttore arabo che ho conosciuto un anno fa alla Fiera internazionale del libro di Casablanca, e che, oltre ad aprirmi nuove prospettive culturali ed editoriali, mi ha sostenuto molto in questa scelta e mi ha incoraggiata anche nella mia attività di scrittrice.
Che tipologia di testi pubblichi nello specifico?
In questo primo anno ho pubblicato soprattutto poesia, ma non ho un genere in particolare… l’unica discrimante è la qualità! Su questo sono intransigente! Devo credere nell’opera che mi viene proposta, una casa editrice non è solo un’attività commerciale, ma è molto di più: è un progetto, una fede, è desiderio di conoscere, di scoprire, di mediare, di creare contenuti, di parlare e far parlare, di intrattenere rapporti.
Ti sei laureata in Scienze Etno-Antropologiche e in Geografia e Processi Territoriali a Bologna e dal 2007 al 2010 sei diventata responsabile redazionale della casa editrice Leonida di Reggio Calabria e direttrice della collana Cultura greca e latina. Dal mondo scientifico, quindi, a quello letterario. Cosa ti ha spinto a fare questo passo?
In realtà, il mondo scientifico e quello letterario sono due strade che ho percorso sempre parallelamente. Soffro di una sorta di schizofrenia creativa, da cui spero di non guarire mai!
Inoltre, hai pubblicato il saggio “Uomini tra realtà e immaterialità” (Reggio Calabria, Leonida, 2007) e la silloge poetica “I paesaggi dell’anima” (Melegnano, Montedit, 2008), ottenendo vari riconoscimenti come giovane scrittrice. Cosa hanno rappresentato per te questi due scritti?
Un debutto emotivo! Il primo libro, che è un saggio scientifico che raccoglie alcune mie riflessioni sull’incontro tra sistemi culturali e identitari diversi, alla luce dei miei strudi di antropologia, è un libro che rispecchia il mio lato caratteriale più “composto”, la mia attitudine alla regola, al rigore come persona “impigliata” nella rete della società, e per questo attenta “all’etichetta” della comunicazione e del rapporto con gli altri. Il secondo libro, di poesie, ha una sua ragion d’essere più profonda: ha a che fare con il mio essere-donna e con la terra franca, o “quasi”, della mia intimità. Credo molto nel valore della poesia. Il poeta è colui che cattura il discorso profondo, è colui che rende meno torbide le acque della propria essenza, le rende più trasparenti e ci avvicina alla nostra verità. Il titolo del mio prossimo libro di poesia “Nudi abissi” parte proprio da questo presupposto.
Ma cos’è per te la scrittura?
La scrittura è dedizione, atteggiamento, lotta, conquista, strada possibile. La scrittura parte dal racconto della vita e diventa una sorta di rito trasformativo grazie al quale si incontrano resistenze, paure, bivi e ci si mette alla prova, si cresce, si conquista la libertà di scegliere. Naturalmente la scrittura diventa “letteratura” quando non è solo sfogo, necessità, estroversione, ma anche abilità, competenza, ricerca. L’ispirazione è sicuramente importante, ma da sola non basta, ha bisogno di essere coltivata per avere forza letteraria.
Sei anche organizzatrice di eventi e di premi letterari…
Mi piace organizzare eventi, soprattutto quando mirano a valorizzare anche la produzione letteraria, come festival, fiere, reading, collaborazioni e sinergie tra forme artistiche diverse. Il libro non è una istituzione da biblioteca, un soprammobile da arredo, ma è qualcosa che va vissuto, va sperimentato, va promosso, perché fa parte della nostra identità, stimola il nostro senso di appartenenza di quella che è stata definita la civiltà della scrittura. Con il Comune di Martinsicuro, inoltre, sto portando avanti due importanti progetti a cui tengo moltissimo: il Premio Letterario Internazionale “Città di Martinsicuro” (che è giunto alla terza edizione) e il Martinbook Festival (che è giunto alla seconda edizione).
Nello specifico in che cosa consistono il Premio “Città di Martinsicuro” e il Martinbook Festival?
Il Premio si rivolge soprattutto alle opere inedite di poesia e narrativa, al fine di offrire agli autori una possibilità in più di entrare nel complesso e intricato mondo dell’editoria e di farsi conoscere attraverso la vincita della pubblicazione. Il Premio, oltre a valorizzare l’attività letteraria, promuove il patrimonio storico-culturale del territorio del Truentum, sia antico che contemporaneo, attraverso l’intitolazione di due sezioni speciali all’artista Mauro Crocetta e al Truentum stesso. Il Martinbook Festival è un appuntamento con l’Arte in tutte le sue espressioni: incontri con autori e artisti, reading poetici, spettacoli teatrali, concerti fanno da corollario ad una rassegna libraria che vede la partecipazione di numerose case editrici non solo abruzzesi. E’ una iniziativa che spero possa avere sempre più consensi in futuro. Già la nascita due mesi fa di un’associazione culturale che porta il suo nome “Martinbook” è per me motivo di grande soddisfazione.
Progetti futuri?
Oltre a consolidare i progetti di cui ho parlato prima, sto cercando di “formalizzare” un partenariato con il Marocco per la traduzione di scrittori italiani in arabo e viceversa. A livello personale, invece, sto curando il mio terzo libro, di poesia, che si chiamerà “Nudi abissi”: uscirà a fine marzo sia la versione cartacea con la traduzione bifronte in arabo (a cura del professor Reddad Cherrati) e sia come audiolibro, cioè un cd realizzato in collaborazione con la casa discografica UDEDI con la voce recitante dell’attore teatrale Vincenzo Di Bonaventura e le immagini del fumettista Rossano Piccioni.
Info:
www.valeriadifelice.com
www.edizionidifelice.it
www.premiomartinsicuro.it
www.martinbook.it


